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En una esquina del suburbio Il tango triste y solitario di Victor Tremamundo. von Bozzo, Stefano (eBook)

  • Erscheinungsdatum: 29.08.2014
  • Verlag: BookBaby
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En una esquina del suburbio

- Europa o Sudamerica è lo stesso. L'amore è uguale a Buenos Aires e a Roma, così come qui a Higoumenitsa. L'amore muove.

Produktinformationen

    Format: ePUB
    Kopierschutz: none
    Seitenzahl: 135
    Erscheinungsdatum: 29.08.2014
    Sprache: Italienisch
    ISBN: 9781483537504
    Verlag: BookBaby
    Größe: 510kBytes
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En una esquina del suburbio

2

ANIBAL

(ovvero del mutamento)

I

L'aria intorno era un'esasperante controversia burocratica, tralicci di tensione e rimorsi posticci, questa era una di quelle situazioni che non avrebbe voluto vivere.

Ogni volta che accadeva, e non era la prima volta, avrebbe voluto che al posto suo ci fosse un segretario, educato e non coinvolto. Ma tant'è.

Quando Etta le aveva attaccato addosso, come due ventose, gli occhi suoi marrone scuro, due cioccolatini suchard dal taglio obliquo, dicendo, "dobbiamo parlare di noi due", Anibal aveva sentito aprirsi dentro di se' un geiser che l'aveva immediatamente riempito di calore, soffocante ma interno, ad annebbiargli l'anima. Aveva capito così.

Mentre lei consumava la pausa per iniziare il discorso, lui dai cassetti dell'esperienza aveva già tirato fuori il modulo per la soluzione, e quando lei cominciò; a parlare lui era pronto.

Ora lei, elencando lamentele e collezionando torti, cercava di fargli capire perchè tra loro due non andava più;, lui aveva capito benissimo e avrebbe soltanto voluto che questa formalità finisse al più; presto per poter finalmente uscire, leggero andare a bere un cuba libre a "La Parda".

Il dolore era competenza esclusivamente sua, da non condividere e comunque aveva già pronto il bollettino per pagarlo.

Oramai ne era avvezzo, se proprio non poteva avere un segretario, riusciva perlomeno ad estraniarsi e a sdoppiarsi, considerando ogni fine amore una scocciatura, ne' più; ne' meno, che andare alla posta e pagare affitto, riscaldamento, luce, telefono e gas.

II

Al numero 25 di Calle de Mayo y Viamonte, Anibal era solito passare le serate, di preferenza bevendo Black Velvet, non disdegnando però;, talvolta gin tonic, o cuba libre. Al banco una bellissima bruna stimolava la conversazione e l'immaginazione, basti pensare alla sottana Kiki, talmente attillata da procurarle impedimento in certi movimenti, di conseguenza, il più; delle volte, lo sforzo che faceva per tirarsela su metteva in mostra le culotte che in parte le sparivano tra le natiche. Era, lei, la "Victrolera", la ragazza del grammofono, che quando menava la leva del caricamento il decolleté le si palleggiava magicamente.

La padrona de "la Parda" era una giovane ed elastica rappresentante del mestizaje italoparaguayano: color cannella e miele bruciato la pelle.

Queste erano le pardas, che in linguaggio postribolero e tangoso significa india provinciana e non provinciale, ma piuttosto pelle color mate, pantera o giaguaro e "sdraia creola". Anibal era solito stare fino alla chiusura, talvolta accadeva anche che Amelita, la padrona, chiudendo dicendo " viene a bere da me ", non lo lasciasse dormire solo.

Quella sera Anibal non parlava ne' con Amelita, ne' con Azucena, la victrolera. Quel giorno era cambiata la sua vita, ascoltava.

Ascoltava l'ebbro monologo di un vecchio con la faccia bambina, talmente habitué da essere arredo.

Era non più; alto di un metro e quaranta, questo vecchio bambino, quei pochi capelli rimastigli in testa erano all'indietro e rigorosamente ad uno ad uno imbrillantinati; portava uno smoking bianco con giacca taglio lungo incrociato a doppio petto e la cravatta nera, nere carbone anche le mani perchè faceva il fochista e si chiamava Farina, Giuseppe Farina.

Parlava Farina, di un passato non suo, nel suo singolar idioma castillano-canavese che solo lui capiva e Anibal non riusciva a credere, non riusciva proprio a crederci, che quel giorno la sua vita era cambiata.

- Me lo ricordo Butch, me lo ricordo bene, quella volta che Posnansky, di fronte alla bocca minacciosa della pis

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