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Musica e politica nel primo Novecento: conformismo, iconoclastia, mitopoiesi von Marisi, Rossella (eBook)

  • Erscheinungsdatum: 26.11.2012
  • Verlag: GRIN Publishing
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Musica e politica nel primo Novecento: conformismo, iconoclastia, mitopoiesi

Document from the year 2012 in the subject Musicology, , language: Italian, abstract: Musica e politica sono entrambe espressioni di una determinata società, della quale riflettono i valori; in risposta al mutamento delle condizioni di vita e di lavoro, che fa fronte a nuove esigenze e a sua volta ne fa sorgere altre, una società elabora man mano nuovi ideali, che vengono assunti nella teoria musicale e in quella politica, e poi tradotti in pratica in prodotti musicali (brani strumentali, opere, canzoni) e nella formulazione ed applicazione di leggi e provvedimenti amministrativi. Ma accade anche che artisti e uomini politici intuiscano con anticipo i mutamenti sociali in preparazione, e dunque si pongano alla guida di movimenti che aspirano ad orientare l'evoluzione della società verso i traguardi da loro auspicati. In ragione di queste analogie, e dell'effetto che per un verso musica e politica hanno sulla società, e per un altro circolarmente subiscono da essa, è ipotizzabile un rapporto circolare anche tra queste due arti: si può ritenere cioè che la musica, influendo sulle emozioni di individui e gruppi, possa stimolare questi ad assumere determinati comportamenti politici, e che la politica possa incidere sui comportamenti di chi fa o ascolta musica, favorendo o viceversa contrastando la produzione e la diffusione di certi stili o generi musicali. Il lavoro è articolato in tre capitoli. Il primo capitolo verte sul panorama socio-economico, politico e musicale italiano all'inizio del Novecento, e ne evidenzia in particolare le forze tradizionaliste (par. 1.2) e quelle rivoluzionarie (par. 1.3). Il secondo capitolo tratta del fascismo e della sua politica culturale, ed approfondisce in special modo il ruolo attribuito agli intellettuali nell'indottrinamento delle masse (par. 2.2), gli organismi e le strutture operanti in ambito musicale (par. 2.3.1), e il consenso dato al fascismo dagli intellettuali (par. 2.4.1) e specificamente dai musicisti (par. 2.4.2). Il terzo capitolo incentra la riflessione sulla produzione politico-musicale nell'epoca del regime, esaminando scritti teorici di musicisti e musicologi (par. 3.1), e composizioni afferenti sia al genere della musica colta sia a quello della musica popolare: il taglio ideologico di tali prodotti (par. 3.5 e 3.6) è evidenziato attraverso l'analisi di alcune opere rappresentative, compiuta tanto sotto il profilo testuale quanto sotto quello propriamente sonoro-musicale (par. 3.3 e 3.4).

Produktinformationen

    Format: ePUB
    Kopierschutz: none
    Seitenzahl: 136
    Erscheinungsdatum: 26.11.2012
    Sprache: Italienisch
    ISBN: 9783656320364
    Verlag: GRIN Publishing
    Serie: Akademische Schriftenreihe Bd.V204686
    Größe: 313kBytes
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Musica e politica nel primo Novecento: conformismo, iconoclastia, mitopoiesi

1. Il panorama socio-economico, politico e musicale italiano all'inizio del Novecento

Il processo di industrializzazione, che si verificò nella maggior parte dei paesi europei a partire dagli anni '80 del 19° secolo, denominato dalla storiografia economica "seconda rivoluzione industriale", determinò l'avvio e la progressiva accelerazione di modificazioni che si verificarono non soltanto in campo economico, ma anche in campo sociale, politico e culturale. In Italia questo processo si intersecò dapprima con il processo di costruzione del senso di appartenenza alla nuova comunità nazionale, nata con il Risorgimento, e poi con il processo di nazionalizzazione delle masse che, circolarmente, preluse al fascismo, e fu da esso fortemente incentivato.

1.1 Il quadro socio-economico e culturale a cavallo del 20° secolo

1.1.1 La situazione socio-economica

Tra la fine del 19° e l'inizio del 20° secolo l'Italia, paese fino ad allora prevalentemente agricolo, incrementò il proprio sviluppo industriale, attuando una consistente crescita sia nei settori più tradizionali che in quelli tecnologicamente più avanzati e strategici. Grazie al protezionismo doganale il settore tessile, l'industria saccarifera, l'industria siderurgica e l'industria idroelettrica ebbero un forte sviluppo. L'industria meccanica avviò o ampliò la produzione di materiale ferroviario, turbine e caldaie, utensili di precisione, macchine da cucire, macchine per scrivere e, soprattutto, automobili. Lo sviluppo industriale di fine Ottocento permise all'economia italiana di essere competitiva sui mercati internazionali in diversi settori [7] .

L'aumento del reddito nazionale, però, benché notevole, non fu affatto uniforme, e registrò squilibri sia tra i diversi settori che tra le diverse aree del paese: si evidenziò infatti una profonda divergenza tra lo sviluppo del nord, maggiormente industrializzato e capace di attuare tecniche produttive più moderne anche in campo agricolo, e il sud, nel quale il processo di industrializzazione era assai più lento e l'agricoltura, praticata con assai minore impiego di capitali, era tecnicamente più arretrata e dunque assai meno produttiva [8] . Le ragioni del ritardo dello sviluppo del sud erano individuate da taluni nell'orografia accidentata, nella scarsità di risorse idriche e nel clima sfavorevole [9] , ma da altri anche e soprattutto nelle scelte politiche dei vari governi. Infatti, il pesante prelievo fiscale aveva in sostanza "finanziato" lo sviluppo del nord impoverendo il sud [10] , e quest'ultimo veniva considerato da molti settentrionali quasi una sorta di colonia, utile più che altro come mercato per i loro prodotti industriali [11] .

Le masse contadine meridionali, che vivevano generalmente in condizioni di estrema povertà e arretratezza, alternarono ondate migratorie verso l'America a esplosioni di rivolta sociale, superficialmente etichettate come 'brigantaggio' da una classe dirigente assolutamente impreparata ad affrontare i problemi del Mezzogiorno, e da un'opinione pubblica orientata dai giornali del Nord, che mettevano in rilievo la diversità e l'inciviltà delle popolazioni meridionali [12] .

Nelle campagne settentrionali, invece, il bracciantato agricolo si organizzò in diversi sindacati, che nel 1901 diedero vita alla Federterra di ispirazione socialista.

Lo sviluppo industriale vide non soltanto il sorgere di parecchi impianti industriali, nei quali le condizioni di lavoro erano frequentemente pessime, ma anche di insediamenti abitativi intorno alle fabbriche, nei quali mancavan

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